
Lele Adani, ex difensore e attuale commentatore Rai ha fatto il punto su serie A e Napoli alla redazione sportiva de Il Mattino “Conte l’osso non lo molla. E non lo mollerà. E glielo impone la sua cultura del lavoro che è veicolata verso il raggiungimento del massimo: lui deve sempre tirare fuori tutto e di più dal potenziale che ha, perché lui vuole sempre andare oltre”.
Ed è andato oltre? “Lo ha fatto dal momento in cui è andato via Kvaratskhelia. Certo, non era più quello del primo anno con Spalletti ma era totalmente connesso alle aspettative, aveva tolto qualcosa da se stesso per inserirsi meglio nel collettivo, in grado di fare la differenza in una fase della stagione, quella finale, in cui servono la qualità dei singoli, i colpi individuali. Ma Antonio va sempre oltre, lui vive per andare oltre: allena tante situazioni, premia la meritocrazia. Ha avuto i problemi e ha rimesso le cose a posto, con Neres, poi con Raspadori”.
Il suo amico Cassano, nelle vostre live a Viva el futbol, dice che lo scudetto lo vince l’Inter, però. “Lo fa perché in questa maniera dà la responsabilità dell’eventuale insuccesso all’Inter ed esalterebbe all’ennesima potenza l’impresa del Napoli. Perché di un’impresa si tratterebbe. L’Inter è più forte e attrezzata, è evidente ma anche Cassano lo ha detto: ‘se a marzo ti trovi Conte attaccato, diventa dura togliertelo di dosso'”.
Sabato l’Inter va a Parma e lunedì il Napoli a Bologna. Cosa può dirci la prossima settimana? “Quando mancano così poche giornate, il calendario inizia ad avere un peso. Bologna e Italiano possono dire tanto, perché il Napoli affronta una formazione che ha ritmo dentro la qualità di gioco, una forte idea: ecco sarebbe una grande prova di forza non perdere al Dall’Ara, che però non spaventerebbe l’Inter”.
Ha visto le immagini-choc del corpo senza vita di Maradona? “Da quando è morto, non c’è giorno che io non pensi a Diego. Io davanti a quelle foto non so se soffrire o arrabbiarmi ancora di più. Certamente ho la sensazione di ingiustizia elevata a ennesima potenza: prego perché vorrei che venisse fatta giustizia e che alla fine la verità su come e perché è morto così venisse alla luce. Una giustizia che nella vita non ha mai avuto”.
Lukaku ha raggiunto quota 400 gol. “Facevamo un giochino questa estate su chi sarebbe stato il bomber più influente del nostro campionato. E io ho detto Lukaku: ha segnato 11 gol in serie A lui fa ancora la differenza. E la fa anche se non è al 100 per cento”.
Lei si è pentito di non aver fatto l’allenatore? “Io sono solo all’inizio della mia strada come comunicatore. Mi diverte. E la mia credibilità deriva dal fatto che sono obiettivo. Io sono come un lupo che non riesci ad addomesticare. Il lupo è magari meno forte del leone o della tigre ma non va al circo. Ecco, anche Conte è un lupo”.
Non è che si offende? “Ma no, anzi. Non è ruffiano, cerca con il lavoro e con il merito di elevare se stesso, va controcorrente senza parole, non ha paura di essere solo: nel suo essere capopopolo vive la città come vuole lui. Gli piace mescolarsi ma non farebbe mai una cosa che tolga tempo al suo lavoro. Per lui la ricerca della vittoria è una forma di merito: non vuole un regalo, non lo cerca. Cerca il massimo della sfida, nella celebrazione del lavoro”.
Se lo immagina altrove Conte a fine stagione? “Conte è allenatore del Napoli, un guerriero focalizzato sul Napoli: capisco che il fantacalcio serva, ma non penso proprio che possa lasciare un progetto come quello che ha appena iniziato“.